sabato 22 agosto 2020

TeleMantova TG Giorno puntata del 22 agosto 2020

 

 Fonte Mantovauno.it del 21 agosto 2020

San Benedetto Po, Toto deve riprendere i lavori entro il 14 settembre. Il giudice accoglie integralmente il ricorso della Provincia

SAN BENEDETTO PO – I lavori del nuovo ponte di San Benedetto Po dovranno riprendere entro il 14 settembre. Il giudice ha infatti accolto integralmente il ricorso della Provincia contro Toto e quindi il cantiere dovrà al più presto riaprire.
Una vittoria dunque a trecentosessanta gradi quella di Palazzo di Bagno che nelle scorse settimane si era costituito nel giudizio promosso da Toto Costruzioni per l’accertamento della legittimità della sospensione dei lavori ex art 1460 c.c., chiedendo il rigetto della domanda e chiedendo, in via riconvenzionale, la condanna dell‘impresa all’adempimento del contratto e quindi alla ripresa dei lavori.
Per anticipare gli effetti della domanda ricordiamo era stato depositato dalla Provincia un ricorso cautelare urgente ex art. 700 c.p.c. in corso di causa per ottenere l’ordine immediato di riapertura incondizionata del cantiere e di ripresa immediata dei lavori per la prosecuzione sino al completamento senza interruzioni.
Dunque Toto dovrà riprendere i lavori che erano stati sospesi con tanto di ricorso giudiziario dell’impresa nei confronti dell’Amministrazione Provinciale. A quest’ultima veniva contestata innanzitutto la valutazione della caserma dei carabinieri di via Chiassi. Il bando per la gara d’appalto prevedeva infatti che la Provincia cedesse a chi si fosse aggiudicato i lavori la proprietà dell’immobile, valutato 3 milioni e 800 mila euro. Cifra che andavano ad aggiungersi ai 30 milioni di euro stanziati dalla Regione.
Toto contestava che, non avendo Palazzo di Bagno rinnovato il contratto d’affitto con il Ministero, l’immobile oggi ha perso parte del suo valore. L’azienda, di cui non sono nuovi i problemi di liquidità, reclamava quindi i 3 milioni e 800 mila euro in denaro.
Dall’altra parte la Provincia aveva invece sempre sostenuto che non si poteva cambiare un contratto frutto di una regolare gara d’appalto che Toto aveva regolarmente firmato. Questo avrebbe voluto dire modificare a posteriori un bando di gara, a cui avevano anche partecipato altri soggetti, e ciò è ovviamente vietato per legge.
Questa tesi è sempre stata sostenuta tanto dal presidente Beniamino Morselli, che l’ha anche ribadita nell’ultimo incontro convocato dalla Regione, quanto dal dirigente dell’Area Infrastrutture e trasporti della Provincia Giovanni Urbani, che in questi anni non ha mai mollato il pressing su Toto affinchè venisse completato il ponte e il territorio mantovano potesse finalmente avere un’opera fondamentale per le imprese come per l’intera comunità di tutto l’oltrepò.

Fonte Gazzetta di Mantova del 22 agosto 2020

Vittoria legale della Provincia. Riconosciuta l'urgenza di ripristinare l'opera. L'azienda: «Rispettiamo la decisione»
Nuovo ponte, il giudice sblocca lo stallo
Ordinata alla Toto la ripresa del cantiere

San Benedetto Po - Il Tribunale delle imprese di Brescia ha ordinato alla Toto la ripresa del cantiere al ponte di San Benedetto Po, i cui lavori sono di fatto interrotti da mesi. Il termine imposto per ricominciare le opere di riqualificazione è quello del 14 settembre, scaduto il quale la ditta sarà costretta a pagare una penale di 5mila euro al giorno. La Toto, in un comunicato, ha fatto sapere di voler adempiere al provvedimento del giudice.È questa la svolta nella tribolata vicenda della riqualificazione del ponte a scavalco del Po fra Bagnolo e San benedetto. Un manufatto nato già con problemi strutturali, aggravatisi per il terremoto del 2012, quando è stato declassato al transito dei soli mezzi leggeri. Nel 2016, grazie a 30 milioni di fondi sisma girati dalla Regione, la Provincia ha predisposto un progetto di rifacimento della parte in alveo. L'appalto è stato vinto dalla Toto costruzioni di Pescara con la bresciana Vezzola. Il cantiere ha vissuto alterne vicende e ha accumulato un forte ritardo sul cronoprogramma che inizialmente prevedeva la riapertura nell'autunno scorso. Fra l'appaltatore Provincia e l'esecutore Toto sono sorti alcuni contenziosi che si sono acuiti nel tempo sino alla citazione in giudizio che l'azienda ha fatto nei confronti della Provincia la primavera scorsa, contestando principalmente il fatto che il valore della parte finale del pagamento, costituito dalla cessione dell'immobile che ospita la caserma provinciale dei carabinieri, valutato in 3,8 milioni, non corrispondeva alla reale stima economica. Da qui la richiesta al Tribunale delle Imprese di Brescia di accertare il presunto inadempimento contrattuale della Provincia.L'amministrazione di Palazzo di Bagno, costituendosi in questo procedimento, ha chiesto invece di condannare la Toto a riprendere i lavori, ritenendo non giustificata l'interruzione del cantiere. L'udienza di merito si terrà il 12 novembre.Ritenendo, però, urgente far riprendere i lavori per i disagi arrecati alla popolazione, i danni economici derivanti dalle restrizioni al traffico, il pericolo di chiusure al traffico in caso di piene eccezionali o altro, la Provincia ha anche avviato un ricorso d'urgenza al tribunale.L'ordinanza depositata ieri dà sostanziale ragione alla Provincia spiegando che l'urgenza è meritevole di tutela, trattandosi di un'opera di interesse pubblico e, motivando le ragioni sostenute dalla Provincia, ordina alla Toto di riprendere i lavori in attesa della sentenza di merito di novembre.«Le sentenze e le decisioni della magistratura non si commentano. Non ne conosciamo ancora i contenuti e le motivazioni ma rispettiamo la decisione presa dal giudice - è la nota emessa in serata dalla Toto -. Si tratta tuttavia di un provvedimento d'urgenza, attenderemo con fiducia il giudizio di merito. Infatti, le questioni di sostanza e di diritto da noi sollevate in altri procedimenti restano in piedi. Un passaggio che, purtroppo, non avvicina i tempi della realizzazione del ponte. Proprio per cercare di trovare una strada negoziale, abbiamo avanzato da tempo alla Provincia una proposta transattiva, che puntava a superare lo stallo in cui la vicenda del nuovo ponte si è incagliata. A distanza di due mesi non abbiamo ancora avuto alcun cenno di riscontro alla nostra proposta ufficialmente inviata alla Provincia, positivo o negativo che dir si voglia».
Francesco Romani©

la situazione
Opere ferme da mesi: piazzali invasi dalle erbacce

Le strutture già costruite del futuro ponte rappresentano circa il 33% delle opere. Oltre ai piloni di appoggio in alveo, sui piazzali giacciono le parti metalliche saldate del manufatto. Ma le erbacce hanno ormai invaso le aree di lavoro.

Il Sindaco invita alla cautela: «Non cantiamo vittoria ora»

San Benedetto Po - Commenti improntati alla cautela quelli dei protagonisti locali. Per il sindaco Roberto Lasagna non si può al momento ancora cantare vittoria: «Serve cautela. Un atteggiamento che in questi anni ci ha salvaguardato dai facili ottimismi. Tante promesse sono state disattese e sinceramente non me la sento di cantare vittoria, anche se è evidente che il pronunciamento del tribunale è importante. Ma il timore è che se i nodi da sciogliere restano immutati, è evidente che un ponte non lo può costruire un tribunale». Forte cautela anche da parte del Comitato Vogliamo il ponte, gruppo apolitico di cittadini che da mesi preme per il prosieguo dei lavori. «L'intervento del tribunale è comunque una sconfitta - dice Paolo Lavagnini - perché la vera vittoria è la risoluzione dei problemi intercorsi fra appaltante ed esecutore. Sino a che non ci sarà questo atto che sancisce un ritrovato accordo, ma è un ente terzo a intervenire, non possiamo dirci tranquilli perché i problemi irrisolti prima o poi si ripresenteranno».
Fr.R.©


 Fonte L'AltraMantova.it del 21 agosto 2020 

Ponte di San Benedetto Po, il Tar ordina alla Toto di riprendere i lavori entro 14 settembre

SAN BENEDETTO PO, 21 ago. - Il Tribunale Amministrativo Regionale di Brescia ha ordinato alla ditta Toto Spa costruzioni di riprendere i lavori per la realizzazione del nuovo ponte sul Po fra San Benedetto e Bagnolo san Vito.

Secondo i giudici, infatti, la sospensione dei lavori non può ritenersi giustificata e hanno accolto integralmente il ricorso presentato dall'amministrazione provinciale sostenuto dall'Area Lavori Pubblici e Trasporti dell'ente e in primis dal presidente Beniamino Morselli e dal dirigente Giovanni Urbani.

Il Tar di fatto impone alla Toto la riapertura del cantiere, fermo da mesi, e la ripresa dei lavori "in adempimento - si legge in una nota inviata dalla Provincia di Mantova - del contratto di appalto stipulato con la Provincia di Mantova".

Il Tar dice anche di più stabilendo, nell'ordinanza emessa oggi dopo l'udienza di martedì scorso, anche la data di ripresa dei lavori che dovrà essere entro il 14 settembre 2020 e fissa in 5mila euro la somma che Toto Costruzioni Generali dovrà corrispondere alla Provincia di Mantova per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione del presente provvedimento.

link http://www.altramantova.it/it/cronacaam/mantova-am/26880-ponte-di-san-benedetto-po-il-tar-ordina-alla-toto-di-riprendere-i-lavori-entro-14-settembre.html?fbclid=IwAR1pLwqKNlnEjSTGg5_12fAC5O80iVFpTVT_Ja6_RLOi5ZPz1ZYLkciPi-U

giovedì 20 agosto 2020

 Fonte Gazzetta di Mantova del 21 agosto 2020

La Provincia al comitato «Il ponte sul Po è sicuro»
«Le prove di carico hanno dato esiti relativamente rassicuranti e saranno ripetute in aprile
Attendiamo l'esito dell'udienza per capire come procedere»
San Benedetto Po - Il comitato "Vogliamo il ponte" è preoccupato per le voci relative a problemi di sicurezza sul ponte a scavalco del Po, i cui lavori di riqualificazione sono fermi da mesi. Ma la Provincia, attraverso il portavoce della presidenza, Nicola Siliprandi, risponde ricordando che il manufatto, «pur nel contesto di un ponte vecchio e decisamente ammalorato», è costantemente monitorato da sensori che registrano movimenti e scostamenti. In più in aprile la Provincia «per garantire il massimo livello di tutela della sicurezza» nell'aprile scorso ha intrapreso un test di carico, «prova non più empirica, ma fisica, che ha dato esiti relativamente rassicuranti» e che «analoga prova sarà ripetuta nell'aprile del 2021».Nella lettera, la Provincia approfitta dello scambio comunicativo per fare il punto della situazione. Il contratto con la Toto costruzioni, la società che sta eseguendo il lavoro, «è figlio di una gara d'appalto bandita nel 2016, confermata nella sua validità dal Tar dopo il ricorso del secondo partecipante alla gara, e che nel corso degli anni ha portato a innumerevoli ritardi per esclusiva responsabilità dell'impresa appaltatrice». La Provincia, spiega la nota, ha dovuto più volte «supportare l'impresa nelle sue difficoltà». Dall'intervento, sfociato in azioni parlamentari nel 2018, per sbloccare i fondi ministeriali dovuti alla Toto, al farsi carico di «saldare direttamente i subappaltatori» rivalendosi poi sulla ditta per un rientro economico «ad oggi non ancora completato». «Malgrado ben 13 ordini di servizio, di cui 11 per mancato rispetto dei cronoprogrammi presentati, la Provincia ha ritenuto di supportare l'impresa nelle sue difficoltà riammettendo sempre nei termini l'impresa, per non dover applicare penali che avrebbero compromesso il proseguimento dei lavori ed il ricorso alle vie legali. Scelta condivisa con gli amministratori del territorio, nella speranza che l'impresa si facesse carico di quanto promesso».A quel punto la Provincia ha intravisto una soluzione, condivisa dall'azienda: «La possibilità di riallineare la fine dei lavori, comunque gravemente compromessi, attraverso il contratto integrativo relativo ai lavori di riqualificazione del viadotto golenale, fino alla lettera formale dell'impresa che si diceva pronta ad accettare il progetto del viadotto, impegno poi disatteso». Dunque? Sempre per la Provincia, la ditta ha fermato i lavori «ben prima dell'emergenza Covid e senza alcun motivo»; ha quindi fatto la prima mossa legale, la citazione in giudizio per inadempienza, costringendo l'amministrazione provinciale «a dover intraprendere un'azione legale» «per obbligare l'impresa a riprendere il lavoro. Visto che «l'impresa appaltatrice è formalmente già in penale ed ha superato i 100 giorni dall'ordine di servizio di riprendere i lavori». E visto che sul punto del contendere, il valore della caserma dei carabinieri «riguarda l'ultima parte dei lavori e ci sarebbe stato tutto il tempo per valutare soluzioni possibili».
fr.r.©