domenica 31 maggio 2020

Fonte Gazzetta di Mantova del 29 maggio 2020

Nell'accordo nazionale indicati 5 impiegati e 6 operai nel Mantovano
La misura per far fronte agli stop sui cantieri a causa dell'emergenza Covid
Nove settimane di cassa per i dipendenti della Toto

Bagnolo-san benedetto Po - Nove settimane di cassa integrazione a causa dell'emergenza Covid. È il contenuto dell'accordo che è stato siglato dalla Toto spa Costruzioni generali e le organizzazioni sindacali nazionali del settore costruzioni. L'intesa segue le indicazioni contenute nel decreto legge del 18 marzo scorso relativo alle aziende che sono state obbligate a sospendere le attività di cantiere per comunicazione delle diverse stazioni appaltanti. Evenienza che si è manifestata anche a Mantova dove la Provincia ha dato indicazione di stoppare le attività alle ditte occupate nell'esecuzione di appalti di opere pubbliche.L'accordo ha riguardato complessivamente 623 lavoratori, dei quali 104 a livello impiegatizio. Sei i cantieri interessati: il raddoppio della linea ferroviaria Palermo Messina (89 lavoratori interessati); l'adeguamento delle Autostrade dei Parchi (382 addetti); lavori all'autostrada Messina-Palermo (38); alla statale Amatrice-L'Aquila (21); i lavori "Ex statale 413 Romana - Ristrutturazione del Ponte sul fiume Po nei Comuni di Bagnolo San Vito e San Benedetto Po" (5 impiegati e 6 operai) e infine la variante Aurelia alla Spezia (lavoro fermo, 2 dipendenti) olre a 71 dipendenti nella sede principale di Chieti ed in quella operativa.La cassa ha avuto una durata di nove settimane a partire dal 10 marzo scorso e l'intesa sindacale è giunta a fine mese, «ritenendo che alla fine dell'emergenza l'Azienda sarà in grado di riprendere l'attività con tutti i lavoratori sospesi». Ripresa che al momento non è avvenuta.«La Toto sta ancora facendo cassa, ma richiamando gradualmente i lavoratori - spiega Silvio Amicucci, segretario regionale della Fillea Cgil dell'Abruzzo, regione dove ha sede l'azienda - . Non riteniamo vi siamo particolari motivi di preoccupazione. La Holding Toto è sana, il segmento costruzioni risente ovviamente della crisi generale dell'edilizia. Poi non so se a Mantova vi siano particolari problemi con l'appalto che inducano ad un ulteriore stop».Al momento le bocce sono ferme. Toto ha citato in giudizio la Provincia di Mantova giustificando i propri ritardi con mancato rispetto del contratto da parte della stazione appaltante. La palla è al centro e non è escluso che questo forzi la ricerca di una soluzione per uscire dallo stallo evitando il braccio di ferro che caratterizzava da mesi alcuni passaggi del confronto fra l'azienda e l'ente.Intanto una novità viene da Bagnolo San Vito. L'altra sera in consiglio comunale si è ribadita la volontà di creare una commissione che cerchi di capire in modo indipendente la situazione e faccia pressing sui protagonisti della vicenda perché il cantiere del ponte, che oggi ha accumulato un forte ritardo, sia portato a termine nel migliore dei modi. La commissione che vedrà la luce è stata proposta dal consigliere d'opposizione Cristian Landini. «Ci sono tante domande dei cittadini alle quali cercare di dare una risposta - spiega Landini -. Proveremo a farlo chiedendo ufficialmente gli atti, e da quelli capire cosa non sta funzionando». Se a San Benedetto, insomma, è nato un Comitato spontaneo di cittadini, ora anche le istituzioni bagnolesi si muovono per fare chiarezza.
Francesco Romani©

30 maggio 2020 Fonte Mantovauno.it

Ponte S.Benedetto, il Comitato a Provincia e Regione: “Ci spieghino perchè il cantiere è fermo”

SAN BENEDETTO PO – Si è radunato questa mattina il Comitato “Vogliamo il ponte”, gruppo spontaneo di cittadini che sta seguendo da vicino la vicenda legata al Ponte di San Benedetto. Il cantiere, dato in gestione all’azienda abruzzese Toto, al momento è fermo da fine febbraio a causa dello stop forzato per la pandemia da Coronavirus. L’azienda ha messo in cassa integrazione i propri operai e nel frattempo ha citato in tribunale la Provincia su presunte mancanze: il valore della caserma dei carabinieri di via Chiassi, e la mancata trasmissione del Piano di sicurezza e coordinamento post Covid. Una situazione totale di stallo che potrebbe protrarsi ancora a lungo.
“Tutto questo l’abbiamo appreso dai giornali – commenta il portavoce del Comitato Paolo Lavagnini –. Abbiamo mandato una mail a metà aprile alla Provincia, chiedendo lumi sulle prospettive future, dopo le recenti prove di carico. Ci hanno risposto picche, ovvero che i primi di giugno il cantiere avrebbe ripreso la propria attività, Ma con il contenzioso in ballo, chissà quando ripartiranno i lavori. A meno che la Toto ritiri la denuncia”.
Dall’azione singola si passerà ad un’azione comune per sollecitare la Provincia e Regione a dare spiegazioni su questo stop e sul futuro dei lavori. “Dalla prossima settimana ci rincontreremo insieme ai Comuni di San Benedetto e Bagnolo, costituendo un tavolo tecnico, coinvolgendo anche le attività produttive. Speriamo di smuovere qualcosa”. A tal proposito si è mosso anche il Comune di Bagnolo: “E’ stato costituito un Comitato per capire com’è la situazione. Noi siamo aperti a tutti”.
Nel frattempo sorgono punti interrogativi sulla tenuta del ponte: “Sotto il ponte, verso l’attracco fluviale – spiega – c’è una visibile inclinazione del ponte verso sinistra. Una brutta pendenza (vedi foto sopra), secondo noi pericolosa. Dicono che le prove di carico sono andate bene. Non voglio pensare che non sia sicuro, ma visti i recenti fatti di cronaca, la cosa non è delle migliori”.
A farne le spese il tessuto economico del territorio: “La zona industriale è morta, investimenti sul Monastero, sulla chiesa, sul campo sportivo per 2 mln di euro. Ma perchè investire se il ponte rimane chiuso? E poi c’è una cattedrale nel deserto, che è il porto fluviale. Se ci fosse il ponte finito, potrebbe avere una sua funzionalità per le aziende. In questa situazione siamo completamente fermi”.

domenica 24 maggio 2020

Fonte Gazzetta di Mantova del 24 maggio 2020

San Benedetto. Morselli: «Disponibili a trattare sulla sicurezza post-Covid. Ma sulla caserma era tutto chiaro nel bando»
La Provincia: pronti a resistere alla Toto

MANTOVA - Pronti a resistere. Non si farà intimidire l'amministrazione provinciale di Mantova, ma cercherà anche di non esasperare i toni nei confronti della Toto Costruzioni generali - la società che con la Vezzola, nel 2015, si è aggiudicata il rifacimento del ponte di San Benedetto - la quale ha citato in giudizio l'ente pubblico per inadempienza contrattuale.Due - lo ricordiamo - i punti contestati:il valore della caserma dei carabinieri di via Chiassi, che la Provincia ha messo nel contratto come pagamento in aggiunta ai 30 milioni della Regione, e la mancata trasmissione del Piano di sicurezza e coordinamento (PSC) post Covid nei termini di legge.Ribatte punto su punto il presidente dell'ente con sede a Palazzo Di Bagno, Beniamino Morselli: «La citazione in giudizio nei nostri confronti confermo che è vera ed è stata una sorpresa. Per quanto riguarda il primo punto contestato dalla Toto, non c'è fondamento giuridico: l'impresa ha firmato un bando in cui era espresso chiaramente il valore della caserma di via Chiassi, 3,8 milioni di euro. L'hanno accettato, quindi su questo non credo ci siano margini di trattativa. Sul piano di sicurezza post Covid, siamo disponibili a discutere. Il nostro obiettivo è chiudere l'opera, il prima possibile. Perché, anche se le ultime verifiche sulla tenuta del ponte sono state abbastanza confortanti, non possiamo restare con un'infrastruttura a metà carico e in condizioni precarie ancora per molto. Ricordo tra l'altro che i lavori dovevano essere terminati il 31 luglio 2019 e se sono ancora incompiuti non è certo per colpa nostra». «Di fronte, comunque, ad una citazione in giudizio - prosegue il presidente - dobbiamo difenderci. Non possiamo stare a guardare».L'ipotesi concreta, quindi, è che in attesa dell'udienza indicata al 9 novembre - a meno di un accordo intervenuto prima - tutto si fermi.«Di questo non ho ancora la certezza» chiude Morselli «mi consulterò con i nostri legali per sapere cosa succederà».Increduli e affranti all'ennesima ipotesi di rallentamento dei lavori, i due sindaci di San Benedetto e Bagnolo. «Un fulmine a ciel sereno - commenta Roberto Lasagna, primo cittadino del comune del Polirone - Anche perché non più di una settimana fa ho parlato col presidente della Provincia e mi aveva assicurato che era tutto a posto, la Toto avrebbe firmato l'accordo per la ripresa dei lavori, era questione di poco. La mia preoccupazione è che da qui a novembre si fermerà ancora tutto, proprio nei mesi in cui si poteva lavorare. E poi non si vede una fine, non è nemmeno esclusa la rescissione del contratto e un nuovo appalto. Serviranno anni. Questo significa che l'economia del nostro territorio non si riprenderà più. Abbiamo già perso due imprenditori che volevano investire da noi, ma sono fuggiti per colpa del ponte chiuso».«Anche a Bagnolo siamo attoniti - aggiunge il sindaco Roberto Penna - Avevamo sentito che i lavori dovevano riprendere, erano in arrivo venti operai che stavano cercando gli appartamenti, c'era un certo movimento».Interverrà anche la politica: «Lunedì (domani, ndr) siamo tutti convocati in videoconferenza dal presidente Morselli - annuncia Annalisa Baroni, deputata di Forza Italia nonché cittadina di Bagnolo - Avevo notizie recenti e confortanti sulla ripresa dei lavori, adesso sono veramente sorpresa. Ma voglio andarci a fondo, mi muoverò subito».
Daniela Marchi ©

Il cantiere
Lavori fermi dal 15 marzo
Come tutti gli altri cantieri, anche quello del ponte di San Benedetto è stato bloccato dall'emergenza coronavirus: stop ai lavori dal 15 marzo. La Provincia ha compiuto prove di carico a fine aprile. Ora si attendeva la ripresa della ricostruzione.
Capelli: «È una presa in giro. Conosciamo i tempi della giustizia».
Barbi: «Possiamo abbassare le saracinesche. Siamo tutti rovinati»
Il comitato e gli imprenditori:«Ormai siamo senza parole»

San Benedetto Po - «Siamo veramente senza parole». Nessuno si aspettava che la situazione del ponte prendesse una piega così complicata. Basiti i rappresentanti delle associazioni di categoria e i membri del comitato Vogliamo il Ponte. «Come faccio ad esprimermi? Non ci sono parole - dice Paolo Lavagnini del comitato - Quando ho letto la notizia sono rimasto a bocca aperta. Veniamo a conoscenza dei fatti dal giornale. La Provincia non ci ha nemmeno preso in considerazione. Toto e Provincia decidono tutto a porte chiuse. La settimana prossima noi del comitato ci incontreremo: vogliamo delle spiegazioni. Fanno bene quelli che scendono in piazza e fanno rivoluzioni. Non è nella nostra indole ma qualcosa faremo anche se le porte le avevamo già bussate tutte, compreso il prefetto».Discorsi simili arrivano dalle associazioni di categoria. «Le parole le abbiamo finite da tempo - commenta Lorenzo Capelli, presidente di Confartigianato - La faccenda è paradossale. È un ulteriore schiaffo dopo la crisi Covid. Abbiamo perso fiducia nelle istituzioni. È una presa in giro. Siamo veramente arrabbiati dopo questa svolta. La storia del ponte non avrà più fine se si va avanti così. Conosciamo i tempi della giustizia italiana. A Genova in un anno hanno fatto il ponte. Per il nostro ponte i soldi sono stati stanziati ma non riusciamo a spenderli per il territorio. Siamo arrabbiati». «Sono rimasto basito - gli fa eco Dino Barbi, referente locale di Confcommercio - Siamo tutti rovinati. Le attività, tra la crisi coronavirus e il ponte, possono abbassare le saracinesche e richiedere il reddito di cittadinanza. Se l'udienza sarà a novembre quando inizieranno i lavori? Speriamo che la cosa si sistemi prima di andare in tribunale per il bene di tutti. Avevo anche aiutato la Toto a trovare una sistemazione per gli operai. Mi sono sentito con loro un paio di volte in questo periodo. Non mi aspettavo questa notizia». «Ma quando finirà l'incubo della conclusione definitiva dei lavori? - si chiede preoccupata la Cna - Il manufatto risulta fondamentale per l'economia della zona caratterizzata da una rete di micro e piccole e medie imprese ».
B.R.©

sabato 23 maggio 2020

Fonte Gazzetta di Mantova del 23 maggio 2020
Svolta per il ponte di S. Benedetto. Il rischio: cantiere fermo sino al 9 novembre
Le frizioni: il prezzo della caserma di via Chiassi e la ripresa lavori post Covid
Dopo le tensioni, la causa
La Toto adesso porta la Provincia in tribunale
San Benedetto Po - La Toto Costruzioni generali, la società che con la Vezzola si è aggiudicata nel 2015 l'appalto della Provincia per la sistemazione del ponte di San Benedetto Po, ha presentato al tribunale di Brescia una citazione per far dichiarare la stazione appaltante "inadempiente" agli obblighi assunti con il contratto di appalto. Nel mirino della Toto, due presunte mancanze: il valore della caserma dei carabinieri di via Chiassi, che la Provincia ha messo nel contratto come pagamento in aggiunta ai 30 milioni della Regione, e la mancata trasmissione del Piano di sicurezza e coordinamento (PSC) post Covid nei termini di legge. In attesa dell'udienza indicata al 9 novembre, o di un accordo, tutto si ferma. L'eccezione di inadempimento
Toto ha chiesto l'applicazione dell'articolo 1460 del Codice civile ( "eccezione di inadempimento"). Una formula giuridica usata «quando una parte giustifica la mancata esecuzione della propria prestazione con l'inadempimento dell'altra». Toto, quindi, non ha eseguito tutto quanto imposto dalla Provincia, ma per l'azienda ciò è stato per colpa di Palazzo di Bagno. Trattativa o stop al contratto? La prima lettura del fatto è la volontà di Toto di mantenere il rapporto contrattuale rimettendo, però, le cose in parità. Chiedendo, insomma, al giudice che ponga equilibrio nei rapporti Provincia-Toto, che da tempo si erano trasformati in una sorta di braccio di ferro. Questo per poter ripartire senza più litigi e contenziosi. Ma sullo sfondo si profila anche una seconda possibilità, scenario che risulterebbe ben più pesante: la risoluzione del contratto per inadempimento della Provincia, causato dagli addebiti mossi dalla Toto. Il che comporterebbe la necessità di una nuova gara d'appalto, circa 3 anni di attesa, e una nuova ditta, sempre che accetti, disposta a riprendere il lavoro interrotto a metà.
Il nodo della caserma
Per capire perché la Toto imputa alla Provincia di non avere adempiuto agli impegni contrattuali, occorre fare un piccolo passo indietro. Il bando di gara per il ponte prevedeva la cessione di un immobile (la caserma di via Chiassi) per 3,8 milioni. Il prezzo era stato stimato considerando un valore di rinnovo del contratto d'affitto (preventivamente disdetto dalla Provincia) in linea con quanto indicato dalle Entrate (320mila euro annui), poi ulteriormente revisionato dall'ufficio del Demanio della Provincia (248mila euro) poco prima della presentazione delle offerte. In realtà il contratto di affitto con il ministero dell'Interno non è stato rinnovato, il vecchio canone era 83mila euro, c'è un contenzioso in corso e il massimo che si potrà ottenere, ammesso che la diatriba si concluda a favore della Provincia, è già stato fissato: 211mila euro. Toto eccepisce, quindi, che in mancanza del rinnovo del contratto «l'appalto sarebbe privo della necessaria copertura finanziaria». In più il bene non ha contratto di locazione, perché disdettato e quindi Toto, che intende vendere l'immobile, non può avviare trattative con possibili acquirenti. L'emergenza Covid
La Provincia aveva sospeso il cantiere di riqualificazione del ponte per l'emergenza coronavirus ordinandone poi la ripresa per il 4 maggio. Ma, eccepisce la Toto, il Piano di sicurezza e coordinamento (Psc), il documento in base al quale la ditta deve riorganizzare il cantiere con le nuove regole anti Covid, non è mai stato trasmesso in forma definitiva a norma di legge. E ne sono solo state anticipate alcune bozze ad appena quattro giorni lavorativi dalla intimata ripresa del cantiere, rendendo impossibile l'effettivo riavvio dei lavori.
Udienza in novembre
La goccia dell'intimazione della ripresa cantiere ha fatto traboccare il vaso dei rapporti già tesi fra Toto e Provincia. L'azienda ha dato mandato allo studio legale dell'avvocato Arturo Cancrini, uno dei massimi esperti in Italia di appalti pubblici, di citare in giudizio la Provincia all'udienza del 9 novembre «per garantire l'eguaglianza delle posizioni delle parti nell'esecuzione del contratto». Ritenendo vi sia chiara «evidenza dell'inadempimento alle obbligazioni assunte dalla Provincia di Mantova in sede di gara e di sottoscrizione del contratto di appalto». Il cantiere, dunque, resta fermo.
Francesco Romani©

Gazzetta di Mantova del 17 maggio 2020

Tutto pronto per l'arrivo degli operai, resta il nodo contratto
In paese cresce l'attesa. Il Comitato: «Serve chiarezza»
Toto muove la logistica
Ma il via al cantiere non ha ancora una data

San Benedetto Po Ore d'attesa in paese per l'annunciato arrivo delle squadre incaricate di riprendere la riqualificazione del ponte sul Po entro la fine del mese. Il cantiere, fermo per l'emergenza Coronavirus, dal 4 di maggio avrebbe potuto ripartire, secondo le norme nazionali che hanno disciplinato gli appalti pubblici. In realtà tutto è rimasto fermo. Si è mosso solo nei giorni scorsi quando referenti della Toto Costruzioni, la società abruzzese che sta eseguendo l'opera da 33,4 milioni di euro commissionata dalla Provincia, hanno ripreso contatti con i fornitori di servizi della zona per riagganciare i rapporti logistici, dall'alloggio alla ristorazione. Movimenti che non sono sfuggiti a diversi cittadini. Il tam tam ha fatto velocemente il giro del paese anche se al momento non è stata indicata una data certa perla ripartenza che dovrebbe avvenire entro questo mese. A frenare il ritorno delle maestranze, l'incertezza sulla firma del contratto aggiuntivo da oltre 2 milioni di euro destinato alla sistemazione della parte in golena. L'appalto iniziale riguardava infatti solo il tratto in alveo del viadotto ed aveva posto in secondo piano il tratto che sovrappassa la golena dal lato di San benedetto. Un segmento del viadotto la cui sistemazione richiederà la chiusura totale al traffico per alcuni mesi (tre indicativamente) dovendo necessariamente togliere le solette di cemento armato che costituiscono l'impalcato, sostituendole in modo da rafforzarle. Il recente test di carico al quale è stato sottoposto il tratto non avrebbe evidenziato peggioramenti. Ma non è chiaro se bisognerà mettere mano al progetto già approvato prima di siglare il contratto Provincia-Toto, oppure no. L'incertezza dilata i tempi, quindi, mentre in paese cresce l'attesa. «I nodi da sciogliere sono tanti - spiegano al Comitato Vogliamo il Ponte -. Altri cantieri provinciali sono ripartiti, qui no. Abbiamo interpellato la Provincia, ma ci ha risposto che la data della ripartenza sarà comunicata a tempo debito. Siamo preoccupati come tutti che i problemi e ritardi accumulati sino a qui rendano sempre più difficile ripartire. Siamo stati fermi e zitti durante il periodo del lockdown. Ma ora torneremo a chiedere sempre più forte chiarezza». 
Francesco Romani ©